Il sito in italiano sul Gran Premio Eurovisione della Canzone - Oslo 2010
Scarica le 39 puntate radiofoniche di "Aspettando l'Eurofestival 2010 con Eddy Anselmi e Mr. Pink
Nessuna regola obbligava i concorrenti a utilizzare una delle proprie lingue nazionali per la canzone in concorso, tanto pareva ovvio a tutti. A Napoli, il tenore svedese Ingvar Vixell si esibì in lingua inglese, portando il consorzio eurovisione a prevedere l'obbligo di cantare in una delle lingue ufficiali del proprio paese.
La regola della lingua viene rimossa nel 1974: per la prima volta una canzone prima classificata, Waterloo,viene eseguita in una lingua diversa da quella del paese partecipante
L'anno dopo è il turno degli olandesi Teach-in, che cantano Ding-a-ding-a-dong in inglese e vincono
La regola della lingua viene rimossa nel 1999: dopo otto anni di affermazioni di canzoni in inglese, la Serbia riporta alla vittoria la lingua originale aggiudicandosi l'enplein di tutti i paesi ex-iugoslavi
Ogni nazione gareggia per mezzo di un ente radiotelevisivo associato all'EBU-UER, il consorzio Eurovisione. Nei paesi dove più emittenti sono associate all'Eurovisione, come il Belgio o la Russia, le emittenti prendono parte a turno alla manifestazione. Altrove, come in Italia, l'onere e l'onore di partecipare o meno resta in capo a una sola azienda.
Le canzoni dell'Eurofestival devono essere inedite e originali a una data che precede di qualche tempo la messa in onda della manifestazione. I cantanti in gara si esibiscono in veri e propri tour promozionali nei paesi e nelle emittenti televisive che aderiscono al consorzio Eurovisione. Le canzoni partecipanti all'edizione 2010 non dovevano essere edite alla data del 1 ottobre 2009, e dovevano esssere presentate all'Eurovisione entro il 22 marzo.
Ogni emittente è libera di scegliere la canzone in concorso nel modo che più ritiene opportuno. Alcuni paesi, come Islanda, Norvegia, e Svezia, organizzano delle veri e proprie serie di trasmissioni. Altri si limitano a un solo concorso finale, altri ancora operano selezioni interne, con bandi di concorso più o meno pubblici. I Paesi Bassi hanno fatto scegliere il pubblico tra diverse versioni di una stessa canzone, altri
Il regolamento in merito al linguaggio da utilizzare nelle canzoni è cambiato più volte. Attualmente, vi è piena libertà, e ogni paese può inviare in concorso una canzone eseguita nella lingua che più gli aggrada. Ma in passato non è stato sempre così.
Fino al 1965 nessuna prescrizione era dettata in merito. Nel 1965, l'esibizione in lingua inglese del tenore svedese Ingvar Wixell, portò all'obbligo per ciascun paese di utilizzare una delle lingue nazionali per la partecipazione all'Eurofestival. Dal 1973 al 1976 fu lasciata libertà ai partecipanti di scegliere la lingua preferita per la propria canzone. Gli svedesi ABBA e gli olandesi Teach-In ne approfittarono nel 1974 e nel 1975. Dal 1977 al 1998 è nuovamente invalsa la regola di cantare obbligatoriamente nella propria lingua nazionale o in un dialetto della medesima.
L'Italia ha sempre presentato in concorso canzoni in Italiano tranne nel 1976, quando Al Bano e Romina Power cantarono We'll live it all again in parte in Inglese. Nel 1991 la canzone di Peppino di Capri Comm'è ddoce 'o mare fu eseguita in Napoletano.
La Rai ha inviato per l'Italia: dal 1956 al 1966 la canzone vincente del Festival di Sanremo, nel 1967, 1968 e nel 1969 uno dei cantanti vincenti a Sanremo con una canzone diversa da quella del Festival, dal 1970 al 1975 l'interprete vincitore di Canzonissima (nel 1972 Nicola Di Bari portò a Edimburgo quella I giorni dell'arcobaleno con cui si era affermato a Sanremo, ma la qualificazione era stata ottenuta nel corso della trasmissione abbinata alla Lotteria Italia. Dal 1976 al 1987 l'Italia optò per una selezione interna. Negli ultimi anni della partecipazione italiana al concorso, tornò a rilevare prevalentemente il risultato sanremese. In caso di rinuncia, l'opzione eurofestivaliera passava in capo al II classificato: quando Toto Cutugno vinse nel 1990, potè partecipare grazie alla rinuncia dei Pooh vincitori a Sanremo. [Leggi: le partecipazioni dell'Italia]
Ogni emittente in concorso è obbligata a trasmettere lo show nella sua interezza. Devono essere trasmesse tutte le canzoni, tutte le sintesi dei ritornelli delle medesimi che introducono e chiudono il periodo del televoto, tutte le dichiarazioni di voto e il bis finale della canzone vincitrice. L'unica cosa che si può fare a meno di trasmettere è l'esibizione fuori concorso (L'Interval Act).
Una leggenda urbana racconta che l'Italia non partecipa perchè non si possono inserire break pubblicitari all'interno delle tre ore di trasmissione. Dal 1999 sono stati introdotti dei siparietti non essenziali al concorso, per permettere alle emittenti che desiderino farlo di inserire interruzioni pubblicitarie.
Tutte le parti vocali della canzoni devono essere eseguite dal vivo. Nessuna voce di sottofondo è ammessa nelle basi musicali. Nel 1999 la canzone in concorso per la Croazia prevedeva, nella base, dei suoni che potevano essere scambiati per voci umane. Benchè si trattasse di suoni generati elettronicamente, la Croazia venne sottoposta a una penalità.
Dal 1956 al 1998, la nazione ospitante doveva mettere a disposizione un'orchestra. Fino al 1973 non era ammessa alcuna base musicale. In seguito, venne ammesso l'utilizzo di basi totali o parziali, purchè -fino al 1997- ogni strumento udibile nella base fosse presente anche sul palco. E' per questo che, durante l'esecuzione di Gente di Mare nel 1987, si vede una tastiera sul palcoscenico, suonata da Marco Masini.
Dal 1999 il paese ospitante non è più tenuto a mettere a disposizione un'orchestra. Di fatto, da allora ogni edizione si è tenuta utilizzando esclusivamente basi musicali.
A differenza che al festival di Sanremo, dove due edizioni e parte di una terza furono completamente mimate e dove l'organizzazione obbliga tuttora gli ospiti a ricorrere al play-back, nessuna linea vocale è mai stata mimata nelle 55 edizioni dell'Eurofestival.
Durata delle canzoni Nel primo concorso, le canzoni non avevano una durata massima. Dopo il 1957 fu indicata una durata massima di 3 minuti e 30 secondi, ridotta a 3 minuti nel 1962. Corde della mia chitarra, portata in concorso da Nunzio Gallo nel 1957, resta la canzone più lunga mai eseguita nella storia dell'Eurofestival.
Nazionalità dei partecipanti Non c'è nessuna restrizione alla nazionalità dei cantanti in gara. Le singole emittenti possono tuttavia imporre limiti discrezionali più restrittivi ad esempio riservare la partecipazione come interpreti o autori ai connazionali. Il Lussemburgo non ha mai vinto con artisti Lussemburghesi, l'ultima vittoria svizzera porta la firma della canadese Céline Dion, e Helena Paparizou, vincente nel 2005 per la Grecia, è di nazionalità svedese.
Numero dei performers in scena Dal 1957 al 1970 la partecipazione al concorso era riservata a cantanti solisti o duetti, cui dal 1963 si aggiunse la possibilità di aggiungere tre coristi. Dal 1971 sono ammessi sulla scena un massimo di 6 performers, cantanti, coristi o ballerini. Dal 1990, ogni partecipante in scena deve avere compiuto i 16 anni di età il giorno delle sua prima esibizione. Non è consentito portare sulla scena animali vivi.
Altre restrizioni La performance, la coreografia o il testo della canzone non devono compromettere la reputazione del concorso. I casi controversi sono valutati puntualmente. Nel 2009 i georgiani avevano presentato una simpatica canzoncina dal titolo Put In Disco, il cui ritornello "We Do't Wanna Put In" era centrato sul gioco di parole facendo riferimento al nome del Primo Ministro russo. Inutile dire che furono squalificati: nel 2008, lo spagnolo Rodolfo Chickilicuatre dovette emendare il testo originale "lo baila Zapatero, lo baila bien suave, lo baila Rajoy" in "lo baila José Luis...lo baila Mariano".
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In diretta da Oslo, il sorteggio per l'ordine di esibizione dei dieci cantanti qualificati. La Bosnia-Erzegovina estrae la posizione numero 6, la Moldavia è il numero 4. Numero 20 per la Russia di Peter Nalitch, 11 per la Grecia. 23 per la fortunatissima Filipa, 9 per la Bielorussia, numero 8 per la Serbia. Il Belgio si esibirà per settimo (non benissimo), Juliana Pasha sarà il numero 15, Hera Björk il 16.
Essere favoriti press gli scommettitori è garanzia di vittoria, o anche i bookmakers professionali prendono delle cantonate? Il sito irlandese allkindsofeverything.ie presenta un interessante approfondimento sulla reale corrispondenza tra le quote e il risultato finale. Scoprendo che le sorprese sono all'ordine del giorno.
L'Eurofestival è organizzato dall'EBU (European Broadcasting Union)-UER (Union Europeénne Radiotelevisive), il più attivo e influente consorzio di emittenti radiotelevisive pubbliche nel mondo, che riunisce 86 aziende o enti in rappresentanza di 56 nazioni.
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27 maggio - Seconda semifinale: 17 canzoni. In otto sembrano già dentro, ma la Danimaca non ha ancora convinto. Per gli altri due posti è bagarre, e nessuno sembra sicuro di farcela. La Georgia spera, Cipro ci crede ancora: per l'Ucraina la strada è per la prima volta in salita. Gli sloveni non hanno neppure disfatto le valigie. Anna Bergendahl lancia la sfida per il trofeo.
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L'Eurofestival 2010 si svolgerà alla Telenor Arena di Fornebu, sede degli incontri di calcio dello Stabæk, a 10 chilometri dal centro di Oslo.
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L'agenda dell'Eurofestival 2010
Etere, Digitale, Internet, Satellite e Locali pubblici
Il regolamento dell'Eurofestival è semplice. A partire dall'esecuzione della prima canzone, è aperto il televoto in ognuno dei paesi partecipanti. Al termine, i punti sono annunciati in 39 rapidi collegamenti.
Lo stesso sistema elettorale dal 1975
Le caratteristiche dei concorrenti: durata e lingua delle canzoni, nazionalità degli interpreti e altre regole eurofestivaliere.
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